ATTENZIONE:
[il seguente post può contenere SPOILER. Per non correre il rischio, si
consiglia la lettura della recensione SOLO a chi già conosce il titolo
trattato.]
“Eight Days a Week – The Touring Years” è un film
documentario, diretto da Ron Howard.
È facile (per chi conosce, apprezza e ascolta la band) intuire dal titolo che si tratta di un documentario sui Beatles. Nello specifico: dall’esordio al boom mediatico, gli anni dei loro spettacolari, storci, indimenticabili concerti live (dal 1963 al 1966), i cambiamenti e la crescita musicale dei quattro di Liverpool oltre che ovviamente la loro crescita personale.
È facile (per chi conosce, apprezza e ascolta la band) intuire dal titolo che si tratta di un documentario sui Beatles. Nello specifico: dall’esordio al boom mediatico, gli anni dei loro spettacolari, storci, indimenticabili concerti live (dal 1963 al 1966), i cambiamenti e la crescita musicale dei quattro di Liverpool oltre che ovviamente la loro crescita personale.
Sono sempre convinta che i film vadano condivisi con chi può
apprezzarli tanto quanto noi stessi, per questo motivo ho chiesto a mio padre
di andare insieme a vedere questo piccolo gioiellino, tenuto solo pochi giorni
al cinema. Ciò ha reso l’esperienza ancora più emozionante e coinvolgente di
quanto sperassi.
Sin da piccola sono cresciuta con il mito dei Beatles proprio
grazie alla passione con la quale condividevamo l’ascolto con mio padre.
Personalmente avrei sempre voluto vivere in quegli anni di cambiamento storico
e culturale, far parte di quel mondo di totale stravolgimento; per me loro
rappresentano tutto questo.
Inutile dirvi, quindi, quanto abbia cantato e battuto il tempo seguendo le meravigliose musiche presenti nel documentario, mi sia emozionata e stupita ascoltando le loro interviste.
Ma, non vi nego che i brividi più intensi e carichi di emozione, la gioia più grande, me l’ha data proprio mio padre, con i suoi occhioni lucidi e ricordare la sua adolescenza, la ribellione che portava con se la sua generazione… e lì i suoi idoli. Il gruppo che ha amato più di tutti e che mai ha potuto vedere dal vivo.
E stringendogli la mano ho percepito la mancanza. Quella malinconia che spesso mi attanaglia senza motivi specifici. L’assenza ed il vuoto che solo grandi artisti lasciano nelle vite di molti, pur non essendoci passati fisicamente a contatto. Ed ho pensato a quanto avrei voluto conoscere i giovani Beatles, pieni di speranza e di energie, mentre componevano e sperimentavano, quando ancora tutto per loro era divertente e travolgente, mooolto tempo prima che Lennon e Harrison venissero a mancare.
Inutile dirvi, quindi, quanto abbia cantato e battuto il tempo seguendo le meravigliose musiche presenti nel documentario, mi sia emozionata e stupita ascoltando le loro interviste.
Ma, non vi nego che i brividi più intensi e carichi di emozione, la gioia più grande, me l’ha data proprio mio padre, con i suoi occhioni lucidi e ricordare la sua adolescenza, la ribellione che portava con se la sua generazione… e lì i suoi idoli. Il gruppo che ha amato più di tutti e che mai ha potuto vedere dal vivo.
E stringendogli la mano ho percepito la mancanza. Quella malinconia che spesso mi attanaglia senza motivi specifici. L’assenza ed il vuoto che solo grandi artisti lasciano nelle vite di molti, pur non essendoci passati fisicamente a contatto. Ed ho pensato a quanto avrei voluto conoscere i giovani Beatles, pieni di speranza e di energie, mentre componevano e sperimentavano, quando ancora tutto per loro era divertente e travolgente, mooolto tempo prima che Lennon e Harrison venissero a mancare.
Siamo usciti dalla sala canticchiando e con un sorriso
tenero sulle labbra, quei sorrisi che prendono il posto della nostalgia.
Che dire di più… Un gran documentario!
Che dire di più… Un gran documentario!


