ATTENZIONE: [il seguente post può contenere SPOILER. Per non correre il rischio, si consiglia la lettura della recensione SOLO a chi già conosce il titolo trattato.]
The VVitch è un film incredibile!
Da appassionata di Horror (perché è così che è stato classificato questo film), devo dire che ultimamente il cinema di genere mi sta dando grandi soddisfazioni.
In molti non lo capiranno, forse, lo riterranno “””lento””” (aggettivo che non sopporto granchè nelle critiche di qualsiasi cosa) ma è un film che in qualche modo cattura l’immaginario, appassiona e spinge a chiedersi “come andrà a finire?!”.
Personalmente lo considero un film che cambia ogni volta che lo si guarda, per questo posso dire che se la prima volta l’ho apprezzato molto, la seconda l’ho proprio AMATO!
Infatti ero convinta che tutto fosse messo in chiave simbolica/allegorica o immaginifica, e invece mi sono profondamente ricreduta, ne ho ritrovata un’interpretazione nuova, legata al mondo delle fiabe.
La storia delle storie si potrebbe dire. Il fiabesco che si intreccia – o meglio ancora che si spiega- con la realtà e con la superstizione.
The VVitch è un film che ha la gran capacità di coinvolgere
lo spettatore facendolo dubitare di ciò che vede e sente, lo immerge in un
mondo che intrappola e sconvolge come fa con i protagonisti.
Un’ambientazione semplice che sembra cambiare con il progredire della storia, il film infatti inizia in una stanza affollata e claustrofobica, una sorta di tribunale religioso, in cui percepiamo la ristrettezza (forse dettata anche dalle cieche convinzioni religiose che sembrano dividere la famiglia protagonista dal resto dei presenti), per poi trasferirci in un ambiente aperto, verdeggiante in cui gli spazi sembrano dare respiro.
Capiremo che questa prima impressione è volutamente ribaltata quando capiremo che la splendida casetta appena fuori dal bosco, non è che una prigione pericolosa che isola i protagonisti abbandonati a loro stessi e a quel poco che la terra crudele è disposta a dare, mentre lo spazio ristretto e affollato è sinonimo di un luogo sicuro, come un guscio, in cui si può fare affidamento su una comunità.
Un’ambientazione semplice che sembra cambiare con il progredire della storia, il film infatti inizia in una stanza affollata e claustrofobica, una sorta di tribunale religioso, in cui percepiamo la ristrettezza (forse dettata anche dalle cieche convinzioni religiose che sembrano dividere la famiglia protagonista dal resto dei presenti), per poi trasferirci in un ambiente aperto, verdeggiante in cui gli spazi sembrano dare respiro.
Capiremo che questa prima impressione è volutamente ribaltata quando capiremo che la splendida casetta appena fuori dal bosco, non è che una prigione pericolosa che isola i protagonisti abbandonati a loro stessi e a quel poco che la terra crudele è disposta a dare, mentre lo spazio ristretto e affollato è sinonimo di un luogo sicuro, come un guscio, in cui si può fare affidamento su una comunità.




